Società Italiana di Idrocolonterapia
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Milano, venerdì 21 Ottobre 2011 07:57

Replica e richiesta di rettifica del Presidente SICT, Dr.ssa Rosanna Giuberti

   Gent.ma Redazione di Focus,
Vi scrivo in merito al Vostro trafiletto apparso a pag. 38 del numero di Ottobre 2011 che esprimeva un giudizio negativo sulla pratica dell’Idrocolonterapia.
In qualità di Presidente della Società di Idrocolonterapia, e sollecitata dalle segnalazioni dei colleghi, ritengo opportuno inviare queste brevi note per completare la Vostra informazione riguardo a questa tecnica.
Al temine della lettura, mi auguro di aver indotto la Redazione a formulare un trafiletto di altra qualità divulgativa sull’argomento “Idrocolonterapia” a titolo di rettifica.
La pratica dell’Idrocolonterapia ha accompagnato l’uomo nei secoli. Dagli Egizi, a cui dobbiamo le prime testimonianze, poi lungo i secoli, conosciuta alla corte del re Sole di Francia, è arrivata a noi, immutata nella sostanza, ma sicuramente resa più efficace con l’utilizzo di apparecchiature che rendono il lavaggio intestinale più profondo ed efficace.
Si può calcolare verosimilmente che ogni mese, nella sola città di Milano, si pratichino almeno 300 sedute di Idrocolonterapia.
Focus indica che due pazienti del gruppo preso in osservazione sono finiti al pronto soccorso.
La prima domanda e’: 2 pazienti su quanti?
La seconda è: gli altri pazienti che effetti hanno avuto?
La terza è: posto che gli effetti avversi sono contemplati i tutti i trials, il relatore del trafiletto è a conoscenza di ciò e del suo significato che può essere valutato solo nel contesto del lavoro di ricerca e nelle sue conclusioni? Le conclusioni dovranno tenere conto delle ipotesi di partenza, dei parametri utilizzati, del campione su cui sono stati valutati. Estrapolare da questi dati di insieme, solo uno dato e da questo trarre conclusioni è inaccettabile, deviante e soprattutto estraneo alla realtà dei fatti. Questo come osservazione di metodo.
L’altra domanda, non secondaria è se è stata verificata, sempre da chi ha allestito l’informazione, la fonte di provenienza della notizia. Qual è il peso scientifico del “Journal of family practice”? Quali sono i criteri di selezione adottati dalla rivista per la pubblicazione di un lavoro scientifico?
Tornando ai possibili 300 pazienti al mese che sulla città di Milano si sottopongono a Idrocolonterapia, anche un numero esiguo di pazienti con gli effetti collaterali descritti dal trafiletto di Focus, simili a condizioni di gastro-enterite, non potrebbero passare inosservati nè alla classe medica dedita al soccorso, né alla magistratura, sicuramente allertata dai pazienti o dai loro parenti sugli effetti di una pratica illustrata come sicura, ma che nei fatti non lo si sarebbe rilevata.
Tutto questo non accade.
Non accade perché l’idrocolonterapia è una pratica sicura, se eseguita da personale idoneo ad applicarne la tecnica (medici o infermieri professionali sotto direttiva del medico di riferimento) e competente (con le modalità indicate dalla Società di Idrocolonterapia, nei suoi protocolli ufficiali) e con l’abilitazione alla pratica per aver partecipato ai corsi di preparazione e addestramento organizzati dalla Società di Idrocolonterapia e averne conseguito il diploma finale.
I corsi hanno tutti conseguito i crediti formativi ECM, all’interno del programma nazionale ministeriale di formazione e aggiornamento del personale medico e paramedico.
Il trafiletto di Focus parla di lavaggio con estratti di erbe e di aspirazione delle stesse dopo essere state introdotte in intestino: tale tecnica non è prevista in Italia da nessuno dei protocolli approvati dalla SICT (Società Italiana di Idrocolonterapia) La pratica dell’idrocolonterapia, infatti, è eseguita tramite l’introduzione di acqua, che viene filtrata e resa ancora più depurata dell’acqua dell’acquedotto, tramite filtri in dotazione nelle apparecchiature stesse.
Inoltre, ancora meno ammissibile è l’aspirazione dell’acqua successivamente alla sua introduzione: sarebbe infatti dannosa e pericolosa. Peraltro non è possibile che venga effettuata perchè le apparecchiature specifiche dell’Idrocolonterapia agiscono solo tramite caduta pressoria Tutte le apparecchiature devono possedere anche le garanzie di sicurezza per quanto riguarda il controllo dei parametri pressori e di temperatura dell’acqua.
La diffusione della pratica dell’Idrocolonterapia in Italia è in aumento.
Molto bisogna ancora fare nell’ambito della ricerca per mettere a fuoco le reali capacità terapeutiche di questa tecnica. Molto di quello che può offrire è comunque già operativo. Tanti sono i pazienti che in questi anni hanno tratto beneficio dall’idrocolonterapia, se sofferenti di stipsi o di colon irritabile. La tecnica si sta rivelando un’ottima alternativa alla tradizionale preparazione alla colonscopia per i pazienti che non tollerano l’assunzione di polietilenglicole e presentano sintomi quali nausea e vomito.
La Società di idrocolonterapia si avvia verso il suo terzo Congresso nazionale.
Sarà un piacere avere in quell’occasione un inviato di Focus , rivista di cui apprezziamo l’impegno e la capacità divulgativa. Il rigore informativo si sposa molto bene con il rigore scientifico.
Non bisogna dimenticarlo.
Il sito della società è http://www.idrocolonterapia-sict.org/.
Rimango a disposizione per fornire le attuali evidenze cliniche e i lavori pubblicati sulla tecnica del lavaggio intestinale.

Per La SICT
Il presidente
Dott.ssa Rosanna Giuberti

Articolo riguardante l'idrocolon terapia pubblicato su Focus
 © Focus - Ottobre 2011 - Pag. 38
foto rivista Focus, ottobre 2011